0097/

tragedia lirica in tre parti

da rappresentarsi

TOUSNO , PEB. I FRATELLI .FA VALE

tipografi bell'impresa dei regii teatri

Con permissione.

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MUSIC LIBRARY UWC-CHAPEl Htlt

ELEONORA. , Luisa Ca¬ ligai , Marescialla cV Ancre.

CONCINO CONCINI, suo marito.

MICHELE BORGIA, Corso.

ISABELLA MONTI , fio¬ rentina , sua sposa.

Il Conte de LUYNES , ministro di Luigi XI IL

ARMANDO, Alchimista, israelita.

ATTOHB

Malvani Ottavia, Acca„ demica Filarmonica di Santa Cecilia di Roma.

Verger G. B, , Cantante di Camera di S. M. Maria Lui¬ gia, Duchessa di Parma, eco., ed A. F. di diverse Accada

Alberti Matteo, Accademico Filarmonico di Bergamo, Ve¬ nezia , Firenze, Ferrara, ecc.

Gra maglia Clementina .

Lunati Faustino.

Novaìio Michele.

CORI k COMPARSE

Damigelle della Marescialla Partigiani Luvnes c di Concini Partigiani prigionieri.

Giudici Popolo Paggi Custodi della Bastigli! Alabardieri e Guardie.

Poesia di G. Prati.

% V . V

Musica' del Maestro A. Nini.

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1 versi virgolati si

tralasciano per brevità.

Inventori e Pittori delie scene Vacca Luigi,

Pittore di S. S. IL M. , c Professore nella Regia Accademia di Pittura e Scultura ,

e BertOJA Giuseppe ,

Professore Architetto prospettico , e Socio dell’ I. R. Accademia di Belle arti in Venezia.

Primo violino e Direttore (V orchestra

Giiebart Giuseppe ,

Accademico d’onore e Direttore dell’orchestra dell’ Accademia Filarmonica.

Primo violino Direttore pei halli Gabettj. Giuseppe.

Maestro al Cembalo

I

Fabbrica Luigi.

Capo dei secondi violini Prima viola Primo violoncello Primo contrabbasso Primo oboe

Primi flauti

Primi clarinetti

Primo fagotto Primo corno da caccia Prima tromba Primo trombone Arpe

Cembalista

Cervini Giuseppe Unia Giuseppe Casella Pietro Anglois Luigi Vinatieri Carlo

j Pane Eflìsio ( Pane Serafino

j Merlati Francesco ( Majon Giuseppe

Zecchi Leopoldo Belloli Gioanni Raffanelli Quinto Arnaudi Giovanni Concone padree figl Porta Epaminonda.

Suggeritore Minocchio Angelo.

Maestro e Direttore dei Cori

Buzzi Giulio.

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SCENA PRIMA.

La scena rappresenta una piazza di Parigi fiancheggiata da ecidi zi di gotica architettura.

Si ode suonare il coprifuoco in lontananza. Di fronte si veggono illuminate magnificamente le finestre del palazzo del Gian Maresciallo di Francia. Si sente suonare per entro una musica di quell epoca : qua e sono sparsi dei piccoli crocchi che a mano a mano scompaiono , sinché la piazza resta ingombra soltanto dal seguito del Principe di Condè , già caduto per opera dei Concini , e dai partigiani di De Luynes , il quale tenta di precipitare la fortuna del Gran Mare¬ sciallo .

Coro di partigiani di De Luynes e di Condè: dopo alcun poco Michele Borgia , nascosto in lungo mantello bruno , compare dal fondi.

Coro Al labbro dei perfidi Cre la Regina ; (*)

Compiuta del principe E già la rovina ;

(*) Maria De Medici fu reggente di Francia nella minorità Luigi. Da essa protetti i Concini arrivarono ai più alti gradi dello Stato.

8

Ma Francia ogni speme Non anco perclè !

Dan sangue a un popolo Le piaghe mortali ;

Se fac’ la splendono, ( rivolti al pa- Qui brillan pugnali ; lazzo della jesta) La Francia che geme 5 Estinta non è.

E Concini ?

Disparve co suoi ;

Ma che giova al codardo fuggir?

E quel Corso ?...

Quel Corso è con voi Per dar morte a Concini o morir.

(tutti si stringono la inano)

Condé caduto , il regno

In man dell’ empio , rovesciato 1 oro

Nelle sue feste dispregiati voi ,

Voi F abborrite ; ma dell1 odio a fronte ,

Che ogni mia fibra infiamma ,

L’ odio di tutta Francia è poco ancora !

Dell’ itale fanciulle La più gentile e cara ,

11 più bel fior dell1 Arno

Ei mi rapì ; lo strascinò nel fango ,

D’ onta il cosperse ! oh ! rei ! perano entrambi! 11 mio furor non langue ,

Immenso egP è come il desìo del sangue !

Ogni rabbia sulla terra

Può cessar dell7 uomo al pianto 5 Ma se un Corso in cor la serra Può frenarla ... Iddio soltanto!

Nella tenebra profonda L’ occhio mio vegliando sta.

Come fiera sitibonda

La mia lama al sangue va !

Cobo e Luynes.

Qui giuriamo ! Degli affanni Il reo tempo ormai finì. ( traggono le Tutti La vendetta di molt? anni spade )

Si maturi in un sol

Luy.

Coro

Boro.

9

Rema. ( dopo esser rimasto alcun poco colle brac¬ cia incrociate in un profondo pensiero )

, morrai ! cliè la tua morte Si segnò da quel momento Che Luisa di consorte Ti profferse il giuramento!...

Ma ... la donna che adorai Vo’ far salva , e l’ amo ancor ...

Ah! non muor, non muor giammai La virtù del primo amor !

Coro e Lcvnes.

Qui giuriamo ! e trono ormai

Sia la polve ai tradilor ! ( partono )

SCENA II.

Interno del palazzo della Marescialla d’Ancre.

Le festa è sul tramonto : si odono le ultime me¬ lodie : Donne e Cavalieri a coppia a coppia si dileguano dal fondo. Le damigelle della Gran Marescialla le stanno attorno tentando di con¬ solare la sua profonda mestizia. Ella è pallida e immobile da una parte , tenendo macchinal¬ mente un biglietto nella mano.

Coro

Mar. ( con Coro

Mar.

Donna ! se tutti esultano Di tua gentil presenza,

Godi tu pure , e scordati Del cielo di Fiorenza ;

Perchè negli occhi hai lagrime Tu che hai le gemme al crin ? cupo terrore) (La scure io sento l

Donna ! Da te le splendide Nostre beltà son dome,

Per tutta Francia un cantico Si leva nel tuo nome !

Ali ! perirà coi secoli L astro del tuo destiti.

Egli è già spento ! -

)

*1

IO

Chi ti vergò misterioso foglio

Che parli di sventura ?... è intenebrata

La fronte di Maria ; da iniqui spirti

Cinto il minor Lui ri , ardite voci

1 1 7

Muovono intorno , e lino il gaudio usalo Mancò dalla mia festa ! Oh! vane pompe, Sepolcro mio sarete! E nella polve Chi mi travolge? de1 miei figli il padre,

Quel Concini superbo ! e un giorno io lieta Era ; o soltanto mesta I)’ un solitario amore !

« Nel riso de' miei colli ,

» Nell" aura del mio cielo , in ogni loco « lo vagheggiava 1 amor mio scolpito!

« Oh memoria soave e dolorosa « Di quel perduto incanto!

« Ogni luce di gioia è a me nascosa ...

« Aprimi almen la voluttà del pianto ! »

Dam. Quale occulta virtù di quella vita

Doma le tempre ?... c chi le va struggendo

Della bellezza il fior ?...

IP immagin sembra di stella romita ,

Che dalla sua natal sfera cadendo

Smarrisce ogni splendor ! Mar. Ahi ! chi mi tolse all’ estasi Più verginal del core ,

Quando un sorriso d’ angelo Era la mia beltà !

Rendimi, o cielo , un palpito Di quel sereno amore ,

Un sol momento ah ! rendimi Di quella dolce età.1 Coro Forse colf alba il pallido

Fior le rugiade avrà! (partono)

Mar. Ma quell’ ignoto avviso ... e che mai chiede

{entra un paggio per annunziare Borgia ) Da me quell’ uom fatale ?

Venga !... s’ ei fosse ? ... qual terror nF assale !..*

il

SCENA III.

Entra Michele Borgia ravvolto sino agli occhi nel suo hi uno mantello , l afferra per una mano , e la fissa immobile : ella impallidisce e non osa alzare la faccia. Momento di silenzio.

Borgia e la Maresciàila.

Borg. Son io !

Mar. ( tremando ) Bornia !

^0RG' Son io ! guardalo , è l'uomo

Che tu scordasti !

Mar. Io piansi , Borgia , io piansi

Molto per le ! la tua mentita morte Sposa d altrui mi fece!

Borg. Sposa dell’ uorn che abborro : oh mal conosci Tutto il mio cori ma di lamenti e d’ire Tempo non è! Brev’ ora Anco ti resta.

Mar. Che favelli ?

Borg. Han chiesto

Donna , il tuo capo ; la regina in terra D’ esilio andrà : di re Luigi il trono Alzano i Franchi : e tu ... E ignori ?

Mar. Ahi mostri !

Vonno il mio sangue! or chi mi salva?

Borg. Io stesso !

Mar. Tu salvar me !

Borg. Rispondi !

Di’ se colpevol sei

Delle piaghe di Francia, e del misfatto Di Ravagliacco ? oli parla !

Son io che il chiedo ! eternamente chiuso Starà F arcano fra noi soli e Dio !

Mar. Corso !... che intendi ? ( con alterezza )

Borg. Un foglio orrendo io celo !

Mar. Pietà ! franando )

Borg. Quel foglio è scritto

Dalla raan di Concini ! Era la morte ,

Di cifre

n

L’ assassinio cì’ un Re ! (*)

Mar. ( inorridita ) Pietà !

Borg.

Femminili è segnato ...

Mar. Ah ! mie non sono ,

Per quel Dio che m7 ascolta !

Borg. Oh gioia ! io ti vuo7 salva !

« Questo sperai che tu innocente fossi ,

« E tal ti trovo. Ah tu perir non merti ! » Salva ti vo... ma eli Concini il petto Che da tant7 anni io cerco ...

Mar. Ah no !

Borg. Sull are

Io P ho giurato, e al ciel !

Mar. Borgia , raffrena

Tanto furor !

Borg. ( con furibondo amore ) Luisa !

Dal mio core in eterno ei t7 ha divisa !

<( E ancor vivo è P esecrato !

Mar. « Ah ! di me signor tu sei ;

« Me qui spegni , ma placato « Serba il padre a7 figli miei !

Borg. « Che dicesti?

Mar. « La mia voce

« Non ti renda feroce !

Borgia , guardami , è Luisa Che ti prega , e piange , e spera ; Deh non far che sia derisa I)7 una madre la preghiera !

Me trascina in cento esigi i ,

Mi dilania a brani il cor ;

Ma non cada sopra i figli 11 fallir del genitor !

Borg. Ah ! non sai che i padri nostri Si squarciar co7 ferri il seno ,

Che cresciuto è fra due mostri

(*) Enrico IV assassinato sulla via Ferroncrie da Ravaillac della quale uccisione si disse complice anche Concino Concini.

13

Mar.

Boro.

De’ tuoi giorni il fior sereno ,

Che raminga è la mia vita ;

E coperta di dolor? (voci di povolo SI , vendetta ! in lontananza')

Quali accenti !

Della plebe il furor senti ...

Vieni , ah vieni ! or sol mi cale

Mar.

(afferrandola per mano) Che i tuoi giorni sien salvati !

A me dunque un Dio fatale

Scure e palco ha preparati ?

Ecco il fin delle sventure ,

Borg.

Che pietoso il ciel mi dà!

Ma quel palco e quella scure il tuo sangue infamerà, {le fa forza)

Mar.

Ah Borgia !... sul patibolo (resistendo)

Potrò cadere estinta ,

Ma non diranno i perfidi

Che dal terror fui vinta ;

Batta di morte 1 ora

Borg.

Sol questo a me rimanga ,

Che un cor d’ Italia pianga

Sull1 astro che morì ! ( con passione)

Fino per 1 uom che abomino

Ti pi egherò , se il vuoi ! (quasi pian - Vieni, ti salva! io supplice gente)

Mi prostro a’ piedi tuoi !

Vieni , ti parli ancora

Una memoria in petto

Di quell1 immenso affetto

Che c infiammava un dì.

(la Marescialla dopo molto resistere è costretta di cedere alla violenza di Borgia . che la tra - scia a via)

14

SCENA IV.

Interno della casa di Armando l’alchimista: sopra lunghi ta¬ voli si veggono sparsi varii volumi della scienza arcana; inoltre globi, quadranti, circoli, telescopi i , tubi, storte, ed altri slromenli d’alchimia. A destra e a sinistra porle d’ingresso; in mezzo una segreta sotto la tappezzeria.

De L uynes e /'Alchimista.

àlc. E il Maresciallo ov è nascoso ?

Luy. In fuga

Volto è il codardo; ma gli stili acuti,

E i veleni , eh io serbo , opran dovunque !

(Oh stolti ! il loco vostro

Troppo ambito è da me per ch’io m’arresti !)

Armando , a salvar Francia

Tutti vegliar dobbiamo ;

« Dei due stranieri la caduta è certa !

« Purché si tocchi , ad onestar la meta « Modo non fia che manchi.

« Inesperto è Luigi ! Onde non cada « Fiderà a noi la giovinetta mano.

« Di ( Concini la turba è già dispersa ,

« E trepidante ; il bando

(( Di Maria si matura 1 Armando , Armando ,

« Gran mutamento è presso ! »

Alc. Or ben : mia fede

Vi porgo , e s’ uopo il chiegga ,

Àccusator farommi.

Luy. . ^ Ed io gli scrigni

Ti farò colmi ! E tempo , il ciel nel grida 9 Che si divelga dalla terra nostra Questa pianta straniera !

Alc. , Ogni opra, o accento

Ch io finger possa per infamia loro Sarà tra voi recato !

Luy. (Anche questi è comprato ) Ecco dell’ oro !

( pittandogli una borsa sui tavolo , parte )

SCENA V.

lo

Si apre cui un tratto l altra porta ci ingresso. Armando si volge spaventato , e vede entrare il Gran Maresciallo d A nere Concino Concini. Egli è vestito d un farsetto da Menestrello italiano .

Concini e / Alchimista.

àlc. (Concini ! in quelle spoglie!)

Cono. Armando , Armando ,

Odimi ...

Alo. Suoni.i le parole vostre

Liete , o Concini , e vi sorrida il cielo Sereno sempre.

Cono. (*) « Un vago sogno il core

« Mi consolò! nella trascorsa notte « Sul capo un vivo lampo (c Come di stella balenar mi vidi l Alc. « (Fu la mannaia , o stolto ! ) or bene?

Cono. « Accenti

« E saluti di re quindi nel denso « Popolo udir mi parve !

Alo. « E voi ben fate

« A prestar fede così piena ai sogni !

« Molto è felice chi in Italia nasce !

« Quel che narraste è profezia di trono.

Cono. « E perchè dunque il popolo me grida <( Sovvertito!* del regno, c la mia sposa a Ingannatrice di Maria? perversi,

« Ambiziosi entrambi :

« E da mie case in dura fuga io debbo

« Torcere i passi ? -

Alc. « (N’ hai ben pochi ancora ! )

« Le inutili paure « Bandite: vasta è la fortuna.

Conc. « via

(*) La storia fa di Concino Concini un uom credulo, super» •liiiQio, alcuna tolta forte, ma nei pericoli esitante e debole*

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« Consulta Armando le tue stelle ! Io sento u Ardermi il core ! affrettati : felici « Saran tuoi giorni , a Iato mi siederai ,

« Dell amistà tua sola « Io sarò pago !

Alo. « Arridi

a A tanta brama , o sorte. (si avvicina al

quadrante)

Conc. (( Sarà vita di Pie ? ( con somma ansietà)

Alc. ( esaminando ) « ! (Sarà morte !)

(intanto che /’ Alchimista consulta i suoi oro¬ scopi , si ode dal fondo un dolce preludio ciarpa : egli quindi si leva tutto esultante d una finta gioia) « Bello, immortai s’approssima ( misterio - « Giorno per te, o Concini; samente) « Più fulgidi s7 accoppiano a Gli astri co’ tuoi destini !

« Che parli ? ( ansioso )

« In ciclo aperto « I! tuo gran fato io leggo ;

« Rapido intorno il circolo « Tre volte s’ aggirò !

« Or bene ?

« Un regio serto « Sulle tue chiome io veggo !

« Fia ver ?...

« L occulto oroscopo u Giammai non ingannò.

Conc. « Dunque da vana tema

« La sposa mia fu vinta ? è un gioco stolto (c II popolar tumulto?

Alc. « (E veramente

« Men che donna costui! ) Oh! noi sapete « Che un fanciullo è la plebe ?

Conc. (c E cadrà vinta

« Di Luynes la rabbia?

Alc. « È tutto indarno

« Contro di voi. Più brilla (c Dopo il furor della tempesta il sole,

Conc. « E brillerà sinché tu mi discopra

Conc.

Alc.

Conc.

Alc.

Conc.

Alc.

17

« felici misteri!...

(( Oh gioia ! a pochi fortunati il cielo « Tanto saper consente ; e non indarno « A interrogarlo io venni !

Or dimmi , Armando , una gentil bellezza Di paese stranier qui tu nascondi !

Narrami , orsù !

Alo. (Perduto sei ! ) Vederla

Qui restando potrete : in altro loco Per P arte mia son chiesto.

Conc. Povero Armando , io scopro

I tuoi segreti aneli’ io : celi una rosa Del tosco cielo , ed Isabella ha nome !

Ben dieci volte io 1 ho veduta , e giuro Che lucenti chiome ,

Che così dolce volto ,

Che labbro così puro

La Francia mia non ha! (/’ Alchimista parte :

Concini ode rinnovarsi il preludio dell'arpa')

Qual suono ascolto !

SCENA VI.

Isabella Monti vestita di bianco , con una ghir¬ landa di fiori in testa , compare sopra un ter¬ rone in fondo alla galleria , la quale dev essere un seguito della stanza. Ella canta accompa¬ gnandosi coll 1 arpa.

Isabella e Concini in disparte.

I.

Isab. Chi ti ruba agli occhi miei,

0 mio primo e dolce amor !...

Non ricordi che tu sei

Tutto il riso del mio cor?

Conc. ( soavemente )

(Quanto è bella r.el dolor !

È innocente come un fior!)

u

U.

Isad. 0 mìo Borgia , e perchè tanto

Tu vuoi farmi ingelosir ?...

La tua voce è mia soltanto ,

Miei soltanto i tuoi sospiri Conc. (//* grave pensiero)

(Ah I quel foglio io vo’ rapir ,

Anche a costo di morir I )

Ili.

I s ad. Quattro mura ignote e squallide.

Brevi c mesti i rai del sol Fan più acuto il desiderio Dei mio cielo e dei mio suol !

Conc. (meditando)

(A me basta un punto sol Se ella seco aver lo suol!)

IV.

Isau. Sconsolala in terra estrania ,

Chi mi allegra e ufi offre in don Solamente un fior d’ Italia ,

0 d’ Italia una canzon ?... ( mestissima ) Conc. ( volgendosi dolce ad Isabella)

Scendi, scendi! esperto io son Bella figlia, di quel suoni (*) Borgia abbonito! se quel foglio infausto In man mi torna ?... oli ! cieco Stato foss’ egli almeno,

Come fa amor sovente ,

Di confidarlo d’ isabella al seno ! )

Isad. ( discesa dal vet rone all' invito di Concini , gli si appressa e lo guarda con mesto piacere )

Un fortunato figlio

Dunque sei tu della mia terra ?

Conc. (dopo aver meditato sopra un pensiero)

(lo voglio

Torre un vezzo a costei 5 che Borgia il miri , E l immensa sua rabbia , atroce e bello

(*) Un recitativo otnmesso giustificava come Concini venisse in easa di Armando colla certezza di non trovarvi il Corso,

19

Mi sìa trionfo! )

Isab. ( scuotendolo ) Non m ascolti ?

Conc. ( con soavissimo accento) Oli cara !

M inehbriò la tua bellezza !

Isab. lo sono

Sposa al mio Corso ! Aneli1 egli Cara e bella ini chiama ;

Ma . . la sua voce perchè mai non suona Come la tua? chi sei? quale il tuo nome? Cono. Giulio , cantar cT Italia Son detto , o mia cortese ,

Allo stranici* paese

Trassi dicendo la ventura altrui.

Isab. Dunque dimmi , o cantor , dimmi di lui.

( con effusione di amorei) Conc. Tu solinga in questo tetto Ti lamenti della sorte ,

Mentre vaga il tuo diletto Fra i sorrisi della corte!...

E in più vero e noto suono Altre cose io potrei dir ...

Ma se a me tu nieghi un dono lo non voglio proseguir!

Isab. Ecco il dono ! e mi favella ; ( si stacca

un braccialetto e lo al menestrello) Dimmi tu . se ancor son io

j

Quella tenera Isabella ,

Ch egli amò nel suol natio !

Ma s’ è ver ch’io son tradita ?

Ma se Borgia è un menti tor ,

Deh ! non togliermi la vita ,

Deh non dirlo a questo cor !

( con molto e doloroso affetto ) Conc. Celi tu un foglio ? ( con ansietà)

Isab. No 5 ma sul petto

Uno ne ha Borgia ...

Conc. (Deluso io sono !)

Isab. Narrami !... parla !...

Conc. Nascoso affetto

20

Dettò quel foglio ... fatale a te.

Isab. Prosegui ... uccidimi ... ti porsi il dono Tutto , deli! tutto disvela a me.

Coxc. Queir invisibil lettera

~Fu dalla man vergata Della più vaga vergine Di Borgia innamorata ...

Ma nella lingua italica Vergata ella non è.

Angelo mio, rapiscila \ ( vezzosamente )

Tutto saprai da me.

Isab, Taci , deli taci ! Io penetro Nel velo del mistero 5 Ahi desolata ! ahi misera !

Quel che tu dici è vero !

Egli una illustre giovane Immensamente amò.

Che T obbliava il perfido Mi disse ... e nV ingannò!

Crudo! ancora egli pensa a costei !..

Dimmi , il nome ?

C0NC. Quel foglio lo serba.

Isab. Aneli’ io serbo il sembiante di lei ...

(gli mostra il ritratto della Galigai clic ella area rapito a Borgia)

Guarda, guarda! è pur bella e superba!

( con amarezza)

Conc. Dio ! che veggo !... ( colpito )

]SAB# Qual fuoco t’ accende?

Conc. L’ama ancora ?... rispondi , rispondi ! (fre-

Isàb. L’ ama oh certo ! ma cieco ti rende mente)

La tua rabbia !

Conc. Potessi al mio piè

Dilaniato vederlo. {con furore)

Isab. (supplicherò le sparentata) Nascondi

La tua faccia , più d’ uomo non è.

Pietade ! ascoltami :

Se è tuo rivale ,

Non farmi vittima Del suo pugnale !

21

Se in me tu provochi L ira d’ un Corso ,

Qual mai soccorso Mi salverà ?

Conc. Miralo , improvvida ;

Concini è questi !

Ferita orribile Nel cor ini lesti !

Egli ama , o femmina ,

La mia consorte :

Dimmi qual morte

Lo colpirà ?... (t furiosamente )

SCENA VII.

Ad un tratto si apre la porta segreta nel mezzo e compare in sulla soglia Michele Borgia traendo seco la Marescialla : tutti quattro si trovano a fronte C uno deli1 altro.

La Marescialla , Borgia , Concini , Isabella,

Mar. (Oli ciel! )

Boro. Concini ! (cava un pugnale)

Conc. Borgia ! (fa lo stesso

e stanno per avventarsi contro ) Mar. (ponendosi in mezzo) Fermate !

Isab, Mio Borgia ! (lo trattiene)

Boro, (a Cono.) Un punto 1 odio ci unisce ,

Un punto!

Conc. ( rivolto a lui e alla Mar.) Insieme, vite esecrate, Da questa terra dovrete uscir.

Mar. Trafiggi! (stando risoluta contro il pugnale) Boro. Il braccio che pria ferisce

Sia questo ... (tenta di lanciarsi a Conc.) Isab. Borgia ! fammi morir l

(a mani giunte gli si mette contro) Sotto il tuo ferro esangue ,

Fa che la vita io spiri

Ma (T un altr’ uomo il sangue Deh non far mai eh io miri !

Tu pur potresti., ah serbati!...

E se più mio non sei ,

Deh vivi almen per lei Che t ha rapito a me !

Doro. Vedi , o Concini , il fato Testa ci pone a testa 5 Eppure incatenato Il braccio mio s’ arresta !

Ma non goder $ se il fulmine Del mio furor sospendo ,

Lampeggierà più orrendo Un altro giorno a te !

Mar. 0 sommo Iddio , la stolta

Rabbia del sangue eludi ;

Placatevi una volta ,

Spiriti avversi e crudi !

E tu ...deh fuggi , e salvali 5 (a Con.) L aria di spettri è piena ,

Una feral catena

Par che li avvinca il piè !

Cono. Empi ! ascoltate insieme

Detto più eh a’ tri acerbo :

L alla , l immensa speme D’ una corona io serbo !

A me 1 arcano oroscopo Segnò non dubbie note !...

Or chi salvar vi puote Quando Concini è P\e ?

(m quella si ode gran Jìu ore di popolo che grida)

Morte a Concini!

Mar. Cicl ! che ascolto ! {spaventata)

Doro. , A furor sollevata

È la pi ebe ! {con rabbui dolorosa)

Cono. ( agitato ) Che orribile accento!

Borg. Dov è Armando ?... {a ls. ansiosamente) Isar. Con lui m’ha lasciala !

Cono. Ah! 1 infame tu’ irrise e tradì!

SCENA YlH.

Tulle le porle vengono spalancale. Irrompono De Leynes e /'Alchimista. , partigiani , alabardieri , guardie , popolo con fiaccole al armi.

Lev. \ arrestate ! (rivolto ai Marescialli d' Ancre) Popolo Concini sia spento !

Non ci costino lagrime nuove Questi vili clic nacquero altrove !

Oh terror !

La mia stella tivù ! ( con disperata

i S AB.

Mar.

Lcy.

Boro.

Mar.

Cono.

1 5 A B .

t

UTTI.

rassegnazione ;

Te (V inganni e di magìa

Francia accusa , o ria famiglia :

In csiglio andò Mal ia ,

He Luigi al trono or va !

Voi cadeste , e la Bastiglia Per entrambi aperta è già!

Infelice ! io qui non posso (alla Mar.} (Mie dar pianto alle tue pene:

Ma la forza che ha percosso ,

Giudicato ancor non ha I (Ah! mi tolsero ogni bene;

D’altra mano ei perirà.) (guardando Con.) Bea tu puoi donarmi piamo ,

Ma speranza or più non dèi :

Fiero , immobile d’ accanto il carnefice mi sta! ( accennando Luyni) Salva , o Borgia , i figli miei ,

Dona a lor la tua pietà !

Oh mia rabbia! inerme io sono:

Riso e scherno all’esecrato!

M annunziò corona e trono IV un giudeo 1 infedeltà ,

E alia terra m ha prostrato Di quei mostro la viltà !

Fatai donna , il viver mio

IV amarezza bai fatto pieno !

24

Questa, questa è man di Dio.

Che il mio duol vendicherà!...

(Ma qual punta in mezzo al seno Sanguinare il cor mi fa !)

Alc. Di costor tu sarai chiesta (a Isab.)

Onde avesti angoscie tante ;

Tu li accusa , e la lor testa Tronca ai piè ti balzerà ;

Gusterai di quell’ istante Quanta sia la voluttà !

Coro di partigiani , guardie e popolo .

Fa, gran Dio , che Francia senta Condannati i capi indegni !

S’ oda un grido , e cada spenta La ribalda crudeltà;

Di giustizia il giorno segni Un esempio ad ogni età.

Fine della. Parte Prima.

25

Parte secante

SCENA. PRIMA

LA BASTIGLIA.

Carcere ove sono rinchiusi i prigionieri italiani , fra i quali alcuni seguaci dei Concini. Da un Iato i due figli della Ma- rescialla.

La Marescialla sul davanti.

Mar. Dunque isabella han chiesto I giudici d’ udir ? Salvarmi solo Potria costei! Qual deporrebbe accusa Contro di me ? ... Ma spinta Forse dall ira... Ah troppi Io posi affanni all’ infelice in core !

Pur guadagnar coll oro I vigili custodi , e qui condurla Borgia promise. « Lo spettacol tetro « Di queste mura , e la mia prece oh possa « Toccarla di pietade ! »

I nostri occhi nascendo al sole istesso Schiusi non fur ? due tristi Germi non siamo della stessa terra ?

E se tanto non vai , ne ha pur congiunte Della sventura il prepotente nodo !

Ma questa , ahi questa del martirio è via ! ... Prega , prega , infelice anima mia !

( siede , leggendo un libro di preghiere ) Coro di Prigionieri neW interno.

0 luce conforto dei mesti mortali ,

Da Dio ci sei data, ma V uom ne ti ha tolta!

2

26

0 dolce pensiero dei telll natali Per doppio tormento ci vieni nel cor !

Potessimo almeno baciarvi una volta ,

0 pegni perduti di gloria e d’ amor !

Potessimo sciolti da questa catena Sentir della patria la dolce parola ,

Spirare un istante quell’aria serena (die spirati le bere sui monti e nel mar !

Ab ! Dio ce la diede , ma l uom ne 1’ invola -, Deh toglici , o morte , da tanto penar !

Mar. Miseri ! almeno lamentarvi insieme Concesso è a voi : disgiunta Me dai mio sposo vollero , « soltanto « Mi lasciarono i figli , a maggior pena ,

« In lor mente crei!’ io 5 poveri figli ! ...

Ma... rapido va il tempo 5 E tu, Borgia, ove sei? sull' ora terza ,

M’hai tu promesso, e non sci giunto ancori; E forse, ohimè, sta per suonar quell’ora!

(V orologio ciclici Basii glia halle tre tocchi dopo la mezzanotte. Si schiude una porta del carcere , ed entrano Borgia e Isabella ) ( Alcuni istanti di

pausa )

Boro.

Mail

SCENA IS,

La Marescialla , Borgia, Isabella.

Ecco Isabella ! appressati ,

Mira bombii scena!

Dalla, grandezza al carcere , Dal fasta alla catena !

Ah! se pietà nell’anima Ti penetrò giammai ,

Dimmi che innanzi ai giudici Tradir- non Sa vorrai !

Io solo , io sol t’ offendo Ti vendica di me!

Salvami , o donna ! Piangere E supplicar mi vedi ;

27

Le man giungete , o pargoli ,

Gettatevi a’ suoi piedi ! ( Isabella torce Senti , Isabella , a!) ! sentimi, il viso ) Tu sarai madre un giorno ;

Sol la mia vita a chiederti Per queste vite io torno !

Se misera li rendo ,

Più lo san io di te.

ìsab. Borgia, t atuai col fremito

1)’ un primo amor profondo ;

Priva di te sembravano Vuoto di gioia il mondo!

Tu mi rapisti all7 itale (Contrade , a’ padri miei

10 t ho seguito improvvida ,

Oui venni e li perdei !

Borgia , sol io comprendo Ouanto il mio cuor li diè T

Boro. Ah compiangi a questa misera ! ...

Ìsab. Son feroci i mìei tormenti ! ...

Mar. Onesti poveri innocenti ( accennando

11 commovano a pietà! i figli)

Borg. Solo un non potrò vivere,

Se ancor Y ira al cor ti parla !

Isab. Taci , ah taci!... per salvarla

Il mio labbro s7 aprirà!

Borg. 0 donna angelica f con sommo affetto') Sublime e sola Dio ti rimeriti Questa parola!

Questi occhi piangere Mai non mirasti ,

Or tu di lagrime Me li innondasti ! l utti i miei giorni Per te saranno ,

Aon più un affanno Ti costerò !

Mar. Le braccia stendimi ( a Isabella)

Nel tuo perdono !

28

D7 udirti , e vivere ,

Degna non sono !

Tu sarai l7 ultima,

Tu la primiera Di questi pargoli Nella preghiera;

Men tristi giorni T’empiano l’alma Di quella calma Ch’ io più non ho !

Isab. A fiera , a barbara

Prova qui venni ,

Per voi terribile Lotta sostenni !

Geloso un fremito L’ ossa mi scorre ,

Ma d’ esser perfida Quest’ alma aborre ! ...

Trassi i miei giorni Solinga e pura ,

Mesta e sicura Li finirò!

Mar. Addio !

Borg. Lasciatevi

Senza rimorsi !

Isab. Ahi ! torna 1’ anima

Nei trascorsi....

Tutti A eterni gemiti

Non danna il cielo ,

Ricopra un velo Quel che passò !

( si ode gridare dalla parte esterna della Basti¬ glia : Viva Concini! un drappello de suoi seguaci , assalito il carcere , lo hanno liberato )

SCENA Ili.

29

Sito remoto nella casa di uno dei partigiani del

gran Maresciallo.

Concini solo.

No , gustar non poss’ io tutta I’ ebbrezza Della mia libertà ! Luisa in ceppi ,

Fiacco e smarrito il nerbo

De7 miei seguaci , la Regina tratta

Di Blois nelle torri , a me rapita

La fiducia del regno 5 alto trionfo

Han gli infami di me ! Pur questa fronte

Ancor si leva 5 o scellerata terra ,

Quel Concini che aborri è vivo ancora !

Vivo ! ... che vai ?... s’ appresta

Forse un compro giudizio ! ... un’ altra vita

Chieggono forse ! ... e basta

Per essi ombra di colpa ! Ahi ! sugli sguardi

Mi si squarcia la tenebra... ma è tardi.

Questo iniquo tradimento Strale acuto in cor m’ha fitto Odo intorno un cupo accento ,

Che m accusa di viltà.

Sciagurato , il mio delitto Terra e cielo mi rinfaccia :

Ah ! il terror di tal minaccia Sul mio capo errando va.

SCENA IV.

Concini e i suoi seguaci , che giungono frettolosi

con faci ed armi.

Coro. Il tuo cenno immantinente Entro noi richiese or ora.

Conc 0 seguaci, del potente

Braccio vostro ho d’uopo ancora.

Di’ che avvenne ?

Coro

Coro.

Conc.

Fra ritorte

Sta Luisa in preda a morte L infelice è stata tratta Air infame tribunal.

Vieni , usciam, le ferree porte Abbatliam di sua prigione;

Chi perieli affronta e morte Può sprezzar ogni fellone.

Su corriamo a mortai guerra. Abbia m tutti e brando e cor. 0 teco estinto , o libero ,

0 morte , o libertà.

Me trascina alla colpa il mio fato, Che infelice , abbon ito mi rende ; Questo evento lassù fu segnalo ... Me di sangue il destino macchiò ; Ma colei, che di affetto mi accende Non cadrà fra le ostili ritol te

s

Dall’ orror di servaggio , di morte ,

0 sia salva, o con essa morrò.

Coro A salvar quell’ oppressa corriamo ,

Su cui pende la scure ferale ,

Poi sui vili , che lutti abboniamo Piomberem con in mano il pugnai.

Giunto è il dell’ estrema sventura 0 perversa , e corrotta città.

Dove son le superbe tue mura ,

Un deserto da noi si farà.

( Si precipitano a spade nude nei sotterraneo )

Fine della Parte Seconda.

SCENA PRIMA.

Sala del Consiglio: a sinistra porta d’ ingresso: sui panni delle pareti si disegnano qua e gigli d’oro, e fra questi a ri¬ levali caratteri - LUIGI XIII.

Entrano i Giudici , nel cui mezzo sta De Lììynes/ in distanza guardie , custodi, paggi, ecc.

De Luynes e Giudici in Coro.

Forza di pochi intrepidi Il reo Concini ha sciolto ,

Ma della terra all’ ultima Piaggia sia pur sepolto >

Come una larva indomita La scure il seguirà !

Però 1 aitar di vittime Oggi non fia che manchi ^

Precipitar la folgore Veggono appena i Franchi ,

E rovesciata in cenere L7 altera pianta è già '

Luyn. Compagni! Vana e necessaria torma Di giudizio è la nostra , onde non suoni Dell' accusata il grido. Ormai proferta È la sentenza , e in mano Di Re Luigi sta. Fors7 egli attende ,

Pria di segnarla , che 1 accento s’ apra Di questa Monti. Or venga La Galigai, venga ....e s7 ascolti.

32

SCENA II.

Entra Luisa Galigai vestita di nero, accompagnata da due damigelle e due paggi, niessi egualmente a lutto : la seguono due carcerieri della Basti¬ glia : indi alcune guardie che si schierano in fondo alla sala .

La Marescialla e i precedenti.

Giud. ( Oh quanta

Serba grandezza nel superbo aspetto ! )

Mar. ( con alterezza)

Quali sono i miei giudici? ....quei dessi Ch’ io levai dalla polve l Luy. Or non è tempo

D’ oltraggi , o donna.

Mar. E quali esser potranno

Gli accusatori miei ? ( Luyn, fa segno ad un

Giud. Taci ! paggio )

Mar. Codardi ! ...

Paventate eh’ io 1 dica ? ...

Giud. Or tu , superba ,

Tu rispondi a costei. ( si schiude una delle porte minori , ed entra Isabella Monti)

SCENA III.

I precedenti , Isabella Monti.

Luy. ( alla Mar. ) Mirala : è nata

Sotto il tuo ciel : conobbe L’ arti tue nere, e di magia f accusa.

Giud. (Qual fremito la investe !) (guardando Isab.) Mar. (Del pallor della morte ella è diffusa ! )

Isab. (Trema il passo e V occhio mio Pare in tenebre sepolto ! )

Luy. Parla !

Giud. Parla !

Mar. ( Eterno Iddio !

Agghiacciar mi fa quel volto ! )

Isabella ! ... non rispondi ? ....

53

Siamo entrambe innanzi al cielo :

Isabella ! ...

Isab. Ti nascondi !

Mar. Mi conosci ?

Isab. Un tetro velo

Sulla faccia mi discende ...

Ti conosco!... ( oh pene orrende!)

Tu ... sei ... quella ...

Giud. Or via prosegui ...

Isab. Che ogni bene nv involasti...

Qual v7 è pena che s7 adegui

Ai dolor che mi recasti?...

Giud. Di7 le colpe di costei ...

Isab. Colpe atroci !

Mar. ( Io son perduta ! )

Donna! ... il cielo, i figli miei...

La promessa ! ... (eli7 è venduta ! )

Isab. ( tremando ) Oh qual voce al cor mi piomba: « V7 è un giudizio oltre la tomba ,

V7 è tremendo un punitori »

Giud. Tu V accusi? ( insistendo )

Mar. ( si mette innanzi con voce solenne) Sciagurata!

Non tentar l7 Onnipotente.

Giud. Tu 1 accusi ?...

Mar. ( disperando ) Abbandonata Son da tutti !

Isab. ( con sublime sforzo ) Ella è innocente !

Giud. ( fremendo ) Che dicesti?

Isab. Il vero, o giudici l

E Io giuro nel Signor.

( diverse impressioni e movimenti di rah~ bia , di gioia e di maraviglia )

Mar. (si volge a Isabella con uno sfogo di gratitudine) Ah tu per me sei l7 angelo Della pietà di Dio :

Ricevi in queste lagrime Quanto donar poss7 io ! ...

Cara! baciar non merlo La polve de7 tuoi piè ;

Se avessi un trono e un serto *

*2

Lo serberei per te !

Isae. Donna fatai, m’hai lacero

Di cento piaghe il petto 5 Ma se t abborron gli uomini ,

A questo sen 1 aspetto !

Dai vani onor rapita ,

Tu sarai pari a me ;

E avrò nella tua vita ÀI mio patir mercè !

f Jet un tratto si sente annunziare dalle trombe un araldo il quale , inchinato il Consesso , presenta ini foglio a De Luynes. Egli non può contenere un moto di Jeroce esultanza . Le due donne si ri¬ traggono esterrefatte )

Luy. Viva il r e\ {tutti i Giudici a queste parole

si alzano dai loro sedili ) Mar. ( a De Luynes ) Che fia ?

Lev* , Ti desta

Da’ tuoi sogni !

Mar. Inique trame

Forse ... ancor? ...

Isab. Parlate!

Giud. È questa

La sentenza....

Mar. 0 turba infame !

Or sostieni il guardò mio :

Chi mi danna ? ( a voce altissima )

Giud. Il Cielo , e il Re.

Isab. Sventurata ! ...

Mar. ( piangendo di furore ) Ah voi mentite ! Troppo orrenda è la vendetta !

Farvi rei di tante vite ...

Tutti Oh spavento !

Mar. ( disperatamente ) In man di Dio Dunque un folgore non V è?

( indi si volge a Isabella)

« Isabella ! dischiudimi il seno , a Clb io non vegga i feroci nel viso !

« Che schernirmi non possano almeno « ColP insulto <V un empio sorriso!

55

« È soffribil dai vili la morte,

« Ma lo scherno soffribil non è.

« E tu, o cara, proteggi la sorte ( con passione) <c D7 altre vite quandio sarò spenta ...

« E se un7 ora di me si rammenta ,

« Chiedi a Borgia che t7 ami per me.

( La abbraccia )

Isab. « Ah di lui che per te m7 ha trafitta ,

« Non parlarmi in quest7 ora tremenda !

« Non voler che nell anima afflitta « Un desìo scellerato mi scenda! ...

« Fa che in pace da te mi divida ,

« Che compianta tu parta da me ! ...

« Per chi lasci nei mondo , l7 affida *

« lo sarò più che madre e sorella...

« Or non resta nel cor d7 Isabella « Che una santa memoria di te !

Coro dei Giudici .

« La giustizia dell7 uom brevi istanti <c Ti concede , suprema mercè ...

« Perchè giunta all7 Eterno davanti « Non ti scacci l7 Eterno da !

Mar, Ah! pria che giungami

L7 estrema sera Odi , o bell7 anima ,

Una preghiera :

Non far che vittime Fra gli empi artigli Cadano i teneri Miei cari figli ,

Spargi sui miseri ,

Pietosa , un fior ,

Tergi le lagrime Nel lor dolor !

Isab. Ah pria che giungali

L estrema sera Leva all Altissimo La tua preghiera:

Compianta e placida Ergi al Signore

56

L’ ardente gemito Dell’ imo core.

Ch’io de’ tuoi pargoli ,

Nel pianto lor ,

Sarò sollecita Qual madre ognor.

Coro di Giudici.

Donna , separati ,

L’ ora si affretta:

Pensa al giudizio Che in ciel ti aspetta ,

Che un altro Giudice V’ ha punitor.

( le guardie prendono in mezzo la Marescialli e la conducono via. Isabella la segue. I giudici si di¬ leguano per le due porte segrete )

SCENA IV.

E notte.

La via Ferronerie. Da un lato si vede sorgere il pilastrino di Ravaillac , a indizio del luogo ove fu assassinato Enrico IV.

Gridi del popolo e dei partigiani di Concini , sparsi in lontananza per le vie di Parigi. Esce il Gran Maresciallo disarmato , e quasi fuori di sé.

Concini.

Ahimè! caddero tutti !%ove m aggiro?...

Qual ignoto furor, come demente Qui mi trascina! Oh tu , notte di morte , Piomba sugli occhi miei!... che in quel fatale Sasso non vegga! arrestati ... tremenda Ombra d’ Enrico ... arrestati! ...non esca Dal seno tuo quel grido ...ah! ... il regai manto Ti gronda sangue! ...mi gelan le chiome Ditte sul fronte ...1’ aere rosseggia ...

Sangue germina sangue!... ( rimane immobile)

SCENA V.

Dalla parte del pilastrino entra Michele Borgia.

Borgia , Concini.

Borg. Tutto fu indarno ! ( disperatamente )

Cono. ( con atto d 7 orrore ) Enrico !...

Borg. Qual voce !

Conc. Enrico !... fuor dal tuo sepolcro..!

A vendicarti or vieni ? ( rabbrividendo )

Borg. Son io , stolto , son io !

Conc. Borgia !

Borg. Nel mondo

Ogni mio ben perdei....

Ma in questo punto e terra e ciel, son miei !

Per tant’ anni io ti cercai

Con un ferro in seno ascoso ,

Questo ferro io collocai Sul guancial del mio riposo \

Fin nel tempio V ho recato ,

Fin sull7 ara del Signor...

E in ginocchio ho supplicato Di piantarlo nel tuo cor !

Conc. Borgia , Borgia ! or tu mi trovi Dei viventi in abbandono ...

0 gagliardo ! in me si provi Quel tuo ferro... inerme io sono! Trucidato alle lue piante Mi calpesti il tuo furor ...

Sol mi lascia un breve istante Per gridar ch’io t’odio ancor!

E il tuo stilo or più non hai ?...

S’ io T avessi , in seno a te Già sarebbe !

Ah! tu non. sai Abborrire al par di me !

« Usciam da questa tenebra « Pari pugnando a pari !

« Ci schiarerà una lampana « Dei muti santuari ,

Borg.

Conc.

Borg.

40

« Ma il moribondo spirito

« Mentre , o Signor , t’ affido ,

« Dammi che in pace agli uomini « Io possa perdonar! (/a musica si fa ci ora in ora più mesta e solenne) Coro delle donne . Per te di fior le martiri.

Spandon la via dei cieli ,

Leva gli sguardi aneli j Ha fine il tuo penar !

Mar. Addio, luce del giorno! Addio , pietose

Compagne mie!... voi pur, voi pur prendete Dalle materne braccia Questi infelici ! e se talor vi giunga Nuova di lui , che ritrovò uno scampo , Ditegli...

Lev. 0 donna ! a lui

Puoi favellar tu stessa ! eccolo ! ( traendola

dietro al pilastrino )

Mar. ( indietro inorridita ) Ab!

Luy. (esultante ) Un riso

Or mi vai mille gioie !

Coro di donne All’ infelice

Sino la pace della morte han tolto!

Mar. ( prende per mano il Conte de la Pène , maggiore dei suoi figli , e lo fa volgere verso de Luyties )

Per non scordarlo mai

Guarda, figlio, quel uom , guardalo in volto! Tu, per esso più padre non hai ,

È infamato il tuo capo per esso ,

Infelice ! tu più non vedrai Questa madre, che Dio li donò !

Lo rammenta ! ... mi dona un amplesso E quel giorno che hai forte la mano,

Tu la bagna del sangue inumano ;

A baciarti quel giorno verrò !

Coro di uomini 1 furori dall’ alma disgombra

Come un ombra la vita s’invola !

41

Coro di donne

Dio perdoni V acerba parola ,

Che il dolore, non ella mandò !

( colpo di cannone ) ( la Marescialla stringe loro la mano; abbrac¬ cia e bacia per L ultima volta i suoi figli. Da varie parti si ode il

« Sia gloria a Luigi ! la Francia è risorta , L’ebbrezza fu corta di chi la calcò. »

( altro colpo di cannone )

( in tutti succede un cupo e terribile silenzio. La Marescialla scortata dalle guardie del Re , s1 avvia al luogo del supplizio )

FINE.

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BALLO DI MEZZO CAB. ATTERE

IN TRE ATTI

COMPOSTO E DIRETTO DAL COREOGRAFO

FKKIiIAA\tìO KlGAIil.

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%

PERSONAGGI

4TTORK

PEDRO SLH1NK , ricco feudatario.

Cocchelli Antonio.

TOMAS , capo dei mi¬ natori , marito di

Deagostini Giorgio.

TERESA.

Cocchelli Adelaide.

LIVIA , loro figlia ? a- mantc di

Fasciotti Amalia.

GUSTAVO, pescatore fì- . glio di

Montani Lodovico.

GISRERTA.

Montani Gesualda.

ULRICO , confidente di Pedro.

Cuccgli Angelo.

ENRICO.

Ferrerò Giuseppe.

GIOCONDO , garzone di Gustavo.

Gherpont Carlo.

Seguaci di Pedro

Minatori e Pescatori

<T ambi i sessi Popolo.

V azione si finge nelle miniere del Volga e sue vicinanze.

Compositore dei Balli Rugali Ferdinando

Primi Ballerini danzanti assoluti Ferrante Tommaso Delcicco-Manes Rosa.

Prima Ballerina danzante Chiesa Teresa.

Primi Ballerini assoluti per le parti Montani Lodovico Fasciotti Amalia.

Mimi generici

Cocchelli Giuseppe Deagostini Giorgio Cocchelli Adelaide

Montani Gesualda

Primo Ballerino per le parti giocose G ber poni Carlo.

Maestro della Scuola di Ballo.

Chouchoux Claudio.

Primi Ballerini di mezzo carattere

Belloni Guglielmo Cecche! li Antonio Coccoli Augelo

Farian Lodovico Ferrerò Giuseppe Lorenzone Giu¬ seppe Massini Gaetano Pizio Giuseppe Porello Giuseppe

Rochis Francesco Sehiano Vincenzo Sipelli Domenico

Villonati Luigi.

Prime Ballerine di mezzo carattere

Alessio Francesca Bellini Teresa Belloni Maria Cecchetli Rafaella Chiossino Teresa Chiabrera Marietta Casati Carolina Costanza Sofìa Colombo Domenica Casta Maria Merlo Marietta Raineri Felicita Rubini Anna

Scarone Luigia Sehiano Rachele Zanini Enrichelta.

Allieti della Scuola di Ballo

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,4fW PRIMO

Alta montagna divisa da una cava a cui serve di comunicazione un asse movibile che posa sugli angoli dello spaccato della medesima , ed a cui è sottoposto un precipizio. Serve ai minatori pei' abbreviare ii cammino. Si vedono da una parte capati nuccie per loro comodo. Alla destra degli attori si scorge la piccola casa di Tomas.

Pedro cd U1 rico capitano de1 suoi seguaci esami¬ nano attentamente la casa di Tomas ; il primo pa¬ lesa che abita in quella una leggiadra giovane, figlia del capo dei minatori, che egli ama ardentemente, la quale Sia ricusato finora ogni sua offerta , ma che se in tal giorno non corrisponde alla sua pas¬ sione vuole averla ad ogni modo in suo potere , e che oerciò tenga disposti alcuni de’ suoi seguaci per ricevere degli ordini -, intanto avanzandosi il giorno s’ ode rumore , onde si ritirano. Esce Tomas con altri minatori dalla casetta , mentre da varie parti ne giungono molti a dargli il buon giorno e con¬ gratularsi della sua buona salute 5 esce pure Teresa sua moglie e Livia loro figlia , alle quali ordina Tomas di recare il consueto rinfresco che tutti prendono con allegria. Sovraggiunge Pedro , e sa¬ lutando la comitiva , ne riceve i rispettosi ossequii, ed in segno di gioia i minatori gli intrecciano in¬ torno una danza secondo il loro costume. Pedro guarda di tanto in tanto Livia furtivamente , ma questa cerca evitarne gli sguardi ; fa egli osservale il giorno avanzato , talché cessata la danza tutti si avviano, e s’internano nelle miniere preceduti da Tomas , che ordina a Teresa di andare a prendere delle provvisioni , ed a Livia di ritirarsi in casa. Finge Pedro di andarsene , ma allorché sono gli altri partiti attraversa il passo a Livia che sta per ritirarsi , e le fa una dichiarazione amorosa ? offe-

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rendogli cloni e ricchezze se acconsente di amarlo. Onesta esternandogli di essere prevenuta , rifiuta dapprima cortesemente , ma alle di lui fervide ed incalzanti richieste , oppone quindi una energica e decisa repulsa , ed evitando i di lui moti per affer¬ rarla , salta in casa chiudendogli 1 uscio in faccia. Deluso, vergognoso e furibondo egli fa un cenno, ed accorre Ulrico con alcuni de suoi , ai quali Pe¬ rirò ordina in brevi ed autorevoli detti di rapire la donzella che sta in quella casa , e di condurgliela al suo castello , ove va ad aspettarli, e parte.

Mentre costoro si consigliano sul modo onde ese¬ guire i di lui comandi , comparisce sull7 altura vi¬ cina Gustavo, pescatore, con Giocondo suo garzone che tiene una cestella di pesce , e ad un cenno del primo si all'accia Livia , che lo invita a ritirarsi per esservi abbasso coloro. Postosi Gustavo ad os¬ servarli , è da loro veduto , ed invitato a discen¬ dere. Lasciato Giocondo in disparte , e giunto in mezzo a loro , Ulrico gii chiede donde giunge, e cosa viene a far quivi , al che replica Gustavo essere un povero pescatore solito a venire a vendere il pesce ai minatori : Ulrico gli propone del danaro se gli sa dire come possono entrare in quella casa , onde egli insospettito accetta b offerta , e frattanto che Giocondo fa dei moti per udire e vedere , sog¬ giunge , che se gli dicono ciò che vogliono , potrà essergli utile. Coloro messolo al fatto del progetto , e antivedendo Gustavo il pericolo dell’amante, pensa al modo onde salvarla , facendo osservare ai me¬ desimi che ci vuole una gran prudenza onde non farsi udire dai minatori. Allora uno di essi propone di togliere le scale dalle miniere , locchè viene tosto eseguito con gran sorpresa di Giocondo , ed ascoso dispiacere di Gustavo , che cerca trattenerli allorché decisi di eseguire il loro disegno si avan¬ zano tutti verso la casetta , dimostrando che ac¬ correndovi tutti spaventeranno la donzella che get¬ tando dei gridi , ed opponendo resistenza , farà che saranno da qualcun altro sorpresi. Fatta dagli

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assalitori riflessione , cedendo alle di lui istanze af¬ fidano ad esso che è conosciuto il modo di far a- prire la porta , promettendogli altra ricompensa , e minacciandolo di morte in caso diverso. Li per¬ suade Gustavo a star in agguato , e lasciar fare ad esso clie otterranno 1 intento bramato. Ulrico ed i suoi si ritirano : egli chiama Giocondo e gl’ impone di stare attento allorquando si affaccerà Livia alla finestra di porgerle soccorso. Bussa Livia apre la porticella , ed egli entra , e rinchiude. Ulrico si avanza con i suoi , ed è alcuni istanti trattenuto dai modi burleschi e dalla semplicità di Giocondo. Esce Gustavo, fa noto che entrino pian piano, ed atten¬ dano abbasso, mentre egli sale a persuadere la fan¬ ciulla di scendere a prendere del pesce 5 a quest’ effetto prende la cestella dal garzone, facendogli rapido cenno di stare attento , ed entra con essi, restando serralo fuori il solo Giocondo. Si affaccia Livia , che si getta dalla finestra sostenuta da Gu¬ stavo , che fa cenno a Giocondo di aiutarla , locchè viene da esso eseguito ; quindi si getta dalla fine¬ stra egli stesso , c tutti e tre fuggono verso il pon¬ ticello di legno. Si affacciano in questo momento due degli sgherri , e vedendo i pescatori involarsi colla donzella , ratti scendono , e si pongono ad in¬ seguirli : uno di essi passa velocemente avanti Gio¬ condo che tituba , e mal si affretta ; ma giunto sull’asse del precipizio, ove appena Livia è passata con Gustavo , questo toglie audacemente 1’ asse , e il masnadiere precipita abbasso. Ulrico invano mi¬ naccia Gustavo , che dispregiandolo qual vile satel¬ lite , con Livia s’ invola , mentre i suoi delusi si impadroniscono dello spaventato Giocondo.

Giunge Teresa , che scorge da lungi fuggire la figlia , e la casa circondata da quegli incogniti , i quali per rabbia c vendetta dello scopo fallito , le danno fuoco , fuggendo alle impotenti minaccie di Teresa rapidamente col prigioniero. Corre dessa alle miniere a chieder soccorso , e vede che ne sono «tate ritirate le scale 5 ne prende una a stento , e

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la cala. Salgono alcuni , pongono le altre scale , giungono tutti con Tomas , e tentano invano di salvare la casa che arde , e crolla malgrado i loro sforzi impotenti. Teresa disperata racconta a Tomas che ha veduto trascinar Livia sul monte , e una turba di malfattori hanno quindi posto fuoco alla loro abitazione. Orrore e indegnazione generale , disperazione dei miseri genitori , consolati dalle proteste di devozione dei minatori , che armandosi furiosamente s’ avviano , dietro alle indicazioni di Teresa , in traccia della figlia e dei barbari rapi¬ tola , giurando di fare di tanti loro delitti la più atroce vendetta.

ATT'H'O SECONDO

Gabinetto nei Castello del Feudatario .

Tedio sta pensieroso ed impaziente attendendo 1 esito dei suoi comandi : si fa portare un astuechio che contiene delle gemme , onde' con queste potere meglio deludere Livia : è al colino dell’ agitazione , (piando giunge un servo che lo avvisa dell’ arrivo de1 suoi. Si abbandona alla gioia 5 ma viene ben tosto repressa dall’ arrivo di Ulrico che gli narra l’infe¬ lice riuscita del loro tentativo. Fremendo ne chiede Tedio la causa : Ulrico facendo entrare Giocondo scortato dai satèlliti , palesa l inganno cui furono tratti. Giocondo chiede di essere lascialo libero , essendo di tutto ignaro ; il feudatario però lo mi¬ naccia , e vuole da esso sapere ove sia Livia , ma nulla potendo ricavare dalle risposte di quell’ im¬ paurito ed imbecille 'pescatore, sta per farlo uc¬ cidere , quando Ulrico gli fa osservare che può da costui essere guidato alla casa del suo com¬ pagno , amante , per quanto sembra , e rapitore di Livia. Si attiene a questo consiglio Pedro , c Li- cencio recare degli abili da pellegrino , se ne ri¬ veste con Ulrico, e ne fa a forza rivestir Giocondo, ordinando ai suoi di seguitarli armati , e da lungi. Minacciando quindi con un pugnale il timoroso

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pescatole , gli fa intendere che io guidi alla casa del suo compagno e padrone , ed allora sarà libero, e ricompensalo ; Giocondo acconsente , mentre i suoi armati gli protestano fedellà a tolta prova , e giurano di vendicarsi dell’ astuto pescatore clic ha saputo così bene ingannarli . e partono tutti.

ATTO BIZO

La scena rappresenta lateralmente un piccolo rii ^ la'ggio con meschine case di Pescatori. Nel mezzo gran lago su cui sporgono degli scogli ; nel fondo amene colline. sul declinare dei giorno.)

I pescatori e le pescalrici sono impazienti del ri¬ tardo di Gustavo e del suo garzone Giocondo , poi¬ ché il tempo è propizio alia pesca , e tutte le bar¬ chette son pronte , non attendesi che essi per la partenza. Gisberta di ini madre è più d’ ogni aitro agitata , allorché osso giunge con Livia timorosa cd ansante. Attorniali dalia folla che a gara lor do¬ manda la causa di tal novità , Gustavo dopo di aver preso fiato narra il periglio corso da quella giovane ed il modo con cui ha potuto salvarla. Tutti si con¬ gratulano seco della riuscita del suo stratagemma , dolendosi però del pericolo rii Giocondo ; ma egli replica che non oseranno quei ribaldi fare alcun male a quel povero innocente, che finita la pesca onderà con alcuni compagni a cercarlo ; frattanto raccomanda Livia alla madre , pregandola di darne quanto prima nuova ai suoi genitori , e parte nella sua barchetta con tutte le altre. Si vedono le bar¬ chette avanzarsi e disperdersi per il Iago , mentre le donne circostanti protestano alla dolente Livia una particolare tenerezza. Gisberta chiama un vispo giovanetto, e dandogli con Livia l’ordine che corra alle miniere gli comanda di narrare ai geni¬ tori di Livia , che ella si trova in salvo nel villaggio dei pescatori. Quindi tutte rientrano nelle rispettive dimore, essendo ornai notte, e Gisberta conduce la fanciulla nella sua casa.

Entrano diora vestili da pellegrini Fedro ed Ul¬ rico traeqdo nel mezzo Giocondo impaurito , che

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ondeggia fra il timore di scoprire il padrone o T essere ucciso : per paura o malizia equivoca nell7 indicare la casa , talché sono essi costretti due volte a chiedere mendacemente ospitalità , che dalle vec¬ chie affacciatesi con lucerna gli viene ricusata, poi¬ ché non hanno posto da ricevere tre pellegrini. Mi¬ nacciato allora con i pugnali alla gola, finalmente Giocondo per non essere ucciso insegna la vera casa di Gustavo. Bussano , ed affacciandosi Gisberta e Livia con lume , è questa riconosciuta all7 istante da Pedro , il quale chiama i suoi , che per suo or¬ dine investono tosto quella casetta. Agli urli di quelle due donne , al rumore che si fa nell’ atter¬ rare la porta si affacciano tutte le pescatrici con lumi , e vedendo P aggressione , fanno diversi se¬ gnali onde richiamare i pescatori. Giocondo a cui è riuscito nella confusione di svilupparsi , corre a suonare la campanella del villaggio 5 frattanto get¬ tano addosso ai masnadieri quanto cade lor fra le mani. Si vedono avanzare velocemente le barchette; ma superata ogni difficoltà Pedro ed Ulrico trasci¬ nano Livia. Sbarcano i pescatori , poiché ornai si è fatto giorno , e corrono loro addosso , ma vengono dai seguaci di Pedro , che sono assai meglio ar¬ mati , sopraffatti c fugati. Solo Gustavo con un rampone da pesca si accanisce addosso a Pedro, che ritiene ancora Livia , e già sta per essere trafitto da Ulrico , quando sopraggiungono i minatori gui¬ dati dal giovanetto , ed in breve vincono i seguaci di Pedro , il quale vedendosi abbandonato lascia la donzella , e tenta involarsi : vedendosi chiuso per ogni dove lo scampo alla fuga , ed essendo inseguito da Gustavo, corre velocemente verso uno scoglio che sporge nel lago , ma vien da quello precipitato nell’ acqua dal suo rivale. Giocondo e tutti esultano di gioia : arrivano anelanti i genitori di Livia , che accorre nelle loro braccia , e loro presenta Gustavo qual suo liberatore ; ed essi gliela concedono in isposa , e tra la gioia comune termina con liete danze la mimica azione.

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